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San Valentino, i romani e gli innamorati

Anche se ogni anno aumenta la schiera di chi si dichiara convintamente anti, la festa degli innamorati, San Valentino, conserva una sua, seppur molto nascosta, anima. Un’anima forgiata nel tempo e la cui origine ci riporta fino all’impero romano.

La nascita della festa di San Valentino la si deve ad un papa, Gelasio I, che nel 496 dC decise di porre un freno alla tradizionale festa pagana dei lupercalia. Un’usanza che cozzava con gli insegnamenti morali della cristianità e che prevedeva, nel suo clou, gruppi di baldi giovani in vestito adamitico girare per le strade frustando donne consenzienti e convinte che le nerbate portassero fortuna.

Gelasio I decise così di istituire, un giorno prima dei lupercalia, la festa dell’amore e di “cristianizzare” le usanze romane. Da quel momento San Valentino diventò il protettore degli innamorati.

La consacrazione di San Valentino come patrono degli innamorati la si deve, come spesso accade, alla letteratura ed in particolare allo scrittore inglese Geoffrey Chaucer, l’autore dei famosissimi Racconti di Canterbury e che nel poema The Parliament of Fowls, scitto alla fine del 300, associò San Valentino a Cupido rendendo così il santo il tramite ultraterreno della dimensione dell’Amore cortese.